Degenerazione Maculare senile

La degenerazione maculare senile è una malattia legata al progressivo invecchiamento della retina, la struttura oculare deputata a rilevare e raccogliere le immagini sotto forma di raggi luminosi.

La porzione di retina principalmente colpita dal danno risulta essere la parte centrale, chiamata macula, che ci permette la migliore acuità visiva e la discriminazione dei dettagli più fini, fondamentale per attività come la lettura.

 

Quanto è frequente?

Al giorno d’oggi, la degenerazione maculare senile rappresenta la prima causa di cecità legale (visus <1/10) nel Mondo Occidentale. La patologia colpisce circa 1 persona su 10 nel mondo e la sua prevalenza aumenta con l’età fino ad interessare anche 1 persona su 3 al di sopra degli 80 anni.

 

Quante forme esistono?

Esistono due principali forme di DMS:

  • Forma secca o atrofica: responsabile di circa l’80% dei casi, è caratterizzata da una progressiva atrofia della retina centrale con conseguente progressivo calo visivo. Questa forma ha una tendenza a presentare generalmente un decorso più lento e progressivo, ed è per questo responsabile più spesso di cali visivi negli anni più avanzati.
  • Forma umida o essudativa: è caratterizzata dalla formazione di vasi anomali che invadono la retina e causano essudazione e sanguinamento, determinando quindi un calo visivo rapido e improvviso, portando in pochissimo tempo a acuità visive inferiori a 1/10. Questa forma è meno frequente ma in grado di compromettere più gravemente l’acuità visiva, anche nelle fasi più iniziali.

 

Quali sintomi determina?

I principali sintomi della degenerazione maculare senile sono il calo visivo, la comparsa di scotomi, cioè di macchie scure fisse, e le metamorfopsie, cioè la visione delle linee distorte.

Un’attenta autovalutazione dei propri sintomi è fondamentale perché generalmente i piccoli segni iniziali possono portare ad una diagnosi precoce da parte dell’oculista, permettendo di essere più tempestivi nel trattamento e quindi preservando la migliore acuità visiva possibile.

Un utile strumento di autovalutazione è il cosidetto test di Amsler: una griglia di linee perpendicolari tra loro con un puntino al centro. Il paziente dovrà fissare il puntino al centro con un occhio per volta e valutare se vi siano scotomi o metamorfopsie sulla griglia.

 

Quali sono i principali fattori di rischio?

I principali e più importanti fattori di rischio sono l’età e l’ereditarietà. Questi fattori sono purtroppo immodificabili e non possiamo agire su di essi.

Altri importantissimi fattori di rischio sono: il fumo, l’esposizione alla luce solare (principalmente i raggi UV), un ridotto apporto di vitamine e antiossidanti (principalmente le vitamina A, E e C), un eccessivo apporto dietetico di grassi saturi e colesterolo.

 

Come è possibile diagnosticarla in tempo?

Al giorno d’oggi abbiamo disponibili numerosi nuovi strumenti diagnostici altamente tecnologici che permettono di valutare anche le anomalie più fini a livello della retina centrale e discriminare anche i segni più iniziali di DMS.

I principali esami diagnostici sono rappresentati dall’angiografia retinica con fluoresceina e verde indocianina (FAG-ICG) e dalla tomografia a coerenza ottica (OCT).

La FAG-ICG resta a tutt’oggi l’esame diagnostico più preciso ed accurato. Questo esame necessita dell’iniezione endovenosa a livello del braccio di due mezzi di contrasto in modo da permettere di valutare i nuovi vasi anomali che tendono a formarsi in questa patologia, valutarne l’estensione, l’andamento, e la loro tendenza a perdere fluidi e sangue all’esterno danneggiando la retina circostante.

L’esame OCT sta acquisendo sempre più importanza al giorno d’oggi essendo rapido, indolore, non necessita di iniezione endovenosa di mezzi di contrasto, e permette di analizzare gli strati retinici valutandone l’integrità, le anomalie e risulta fondamentale nel follow-up della malattia durante il suo trattamento.

Recentemente inoltre sta prendendo sempre più piede l’utilizzo di un nuovo strumento diagnostico detto ANGIO-OCT (o angiografia ad OCT). Questo nuovo esame sfrutta le nuove tecnologie sviluppate nell’ambito della ingegneria degli OCT per permettere la valutazione del flusso venoso, rimpiazzando parte delle informazioni che solo l’esame angiografico permetteva di ottenere, senza necessitare dell’iniezione di nessun mezzo di contrasto.

 

E’ possibile una diagnosi precoce?

Spesso la malattia ai suoi esordi è asintomatica o poco sintomatica. In alcuni casi segni precoci di invecchiamento retinico è possibile riscontrarli mediante una semplice visita oculistica di routine con esame del fondo dell’occhio. In alcuni casi, una angiografia con fluoresceina o un esame OCT possono mettere in evidenza segni iniziali della malattia a volte non visibili ad occhio nudo.

 

Come si può prevenire?

L’unica possibilità nella prevenzione della malattia risiede nell’agire sui fattori di rischio modificabili. Per questo motivo, uno stile di vita sano, una dieta sana con un corretto apporto di vitamine e antiossidanti e un basso apporto di colesterolo rimangono fondamentali. Inoltre si è visto sempre più come evitare il fumo possa ridurre il rischio di malattia. Altro fattore importante è la protezione degli occhi dalla luce solare mediante occhiali da sole e cappelli, soprattutto nei mesi più caldi e con maggior esposizione alla luce solare.

 

E come si può trattare?

Per quanto riguarda la forma secca, oggi ancora non sono disponibili trattamenti farmacologici efficaci. Per questa forma di DMS le uniche possibilità terapeutiche risiedono nella prevenzione, nell’attento monitoraggio dell’evoluzione e dall’integrazione dietetica per bocca con vitamine e antiossidanti. Spesso attraverso questi accorgimenti è possibile rallentare o arrestare il progressivo danno e il progressivo peggioramento dei sintomi.

Per quanto riguarda la forma umida invece sono stati svolti numerosi passi avanti negli ultimi anni. Mentre fino a pochi anni fa erano disponibili solo trattamenti con laser retinici, negli ultimi 10 anni sono stati immessi in commercio ed approvati diversi tipi di farmaci prodotti mediante ingegneria genetica che possono essere iniettati direttamente all’interno della cavità oculare. Questi farmaci, detti anti-VEGF per la loro azione di inibizione della molecola VEGF, agiscono chiudendo i vasi anomali che si sono creati e facendoli regredire, permettendo un recupero visivo anche notevole.

Il trattamento intravitreale deve essere effettuato in sala operatoria per garantire la migliore sterilità possibile e ridurre al minimo possibile il rischio di complicanze, che al momento attuale sono inferiori allo 0,1%. L’atto chirurgico è rapido ed indolore ed è necessaria solamente una terapia preoperatoria di preparazione e postoperatoria mediante l’instillazione di colliri. Il protocollo di trattamento prevede una iniezione al mese per 3 mesi e un successivo controllo per valutare se continuare la terapia e con che frequenza o se può essere interrotta.

In questo caso una diagnosi precoce risulta fondamentale permettendo di conseguenza un trattamento precoce con risultati visivi sia anatomici che funzionali notevolmente migliori.